Elisa D’Ospina vs Chiambretti e Miccio: “Tra ironia e discriminazione il passo è breve”

by Nadine Solano
elisa d'ospina

Ancora una volta Elisa D’Ospina ha dimostrato di avere carattere da vendere, zero peli sulla lingua e idee assai chiare. Non ama mandarle a dire e non si preoccupa di sollevare polveroni: anzi, se servono per una buona causa, i polveroni ben vengano eccome. Simbolo per eccellenza delle modelle curvy italiane, da tempo è parecchio attiva sui social network e li utilizza sia come veicolo per comunicare con i suoi fan sia come mezzo per esprimere le proprie idee. Proprio tramite i social, dunque, la bella Elisa ha sferrato un attacco a Piero Chiambretti ed Enzo Miccio. Perché mai?

Miccio, il wedding designer più noto del piccolo schermo, conduttore del programma Enzo Missione Spose, proprio mentre era in onda ha usato un termine subito condannato dalla D’Ospina:

 

Dopo questo “appunto” lei ha sentito il bisogno di scrivere un lungo post per chiarire il significato del termine “curvy”: “Sono stata tra le prime ad utilizzarlo in Italia per sostituirlo nel mondo della moda a “taglie forti”. Con questo termine si intende una persona formosa, niente di più. Quando lo utilizzano come sinonimo di chiattoncella, grassa, obesa, oversize, calibrata, cicciona etc… Vado su tutte le furie. Non siamo delle ‘buoniste’ che han trovato un termine che sostituisca tutti quegli aggettivi. Dal momento in cui una donna nel mondo della moda ‘taglie forti’ sfila con una altezza minima di 175 cm e una taglia 44 (normopeso) mi sembrava brutto continuare a chiamarci TAGLIE FORTI. Oggi con il termine ‘curvy’ ci identifichiamo in tante, ed è bellissimo così. Ma non è un vocabolo che va a discriminare, non è una etichetta, io odio le etichette“.

E allora – continua Elisa – se questo termine dovesse essere ancora così ambiguo sarò la prima ad abbatterlo, io che in qualche maniera l’ho importato dall’America. Ecco perché non ci sto quando ad una persona che si definisce ‘chiattoncella’ le consigliano di chiamarsi ‘curvy’. Io le avrei risposto, come ho risposto spesso alle donne che hanno partecipato ai miei tutorial, che non è la nostra fisicità che ci rende belle, ma il nostro essere. E ci si attacca si alle parole, soprattutto quando queste parole raggiungono migliaia di ragazze in tutta Italia. Quando si è un personaggio pubblico sia che ci si chiami Belen sia che ci si chiami Enzo Miccio o chicchessia, si ha anche una responsabilità sociale. Vi assicuro che se in televisione ci fosse meno discriminazione e più ‘volemose bene’, forse, anche in piccolo, le cose migliorerebbero“. Darle torto è veramente impresa ardua.

Non paga, la morbida guerriera ha poi puntato il dito anche contro Piero Chiambretti:

 

E voi cosa ne pensate?

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