Tara Erraught, la mezzo-soprano criticata perché “troppo grassa”

by Nadine Solano
Tara Erraught

Tara Erraught: una voce meravigliosa ma  troppo grassa per i critici. Possibile che succedano ancora fatti del genere?

 

Questa è un’altra di quelle storie amare che ancora ci tocca raccontare, con la speranza che diventino presto soltanto un lontano ricordo. Dunque. Tara Erraught ha 27 anni, è diplomata alla Royal Irish Academy of Music di Dublino e possiede una voce vicinissima alla perfezione. E’ una mezzo-soprano, la sua carriera è in ascesa, si esibisce sempre più spesso in giro per il mondo. Oltre alle doti canore, sono indubbie quelle recitative: assistere a uno spettacolo che la vede protagonista significa avere i brividi per l’emozione. Ma c’è un problema: la ragazza è grassa. Sì, avete capito bene. Così l’hanno definita alcuni critici britannici qualche giorno fa, dopo la sua esibizione al Festival di Glyndebourne, durante la quale ha portato in scena l’opera di Richard Strauss Il cavaliere della rosa. Un giornalista del Financial Times, per esempio, ha giudicato “gloriosa” la sua voce ma ha pure puntato il dito contro i suoi chiletti di troppo. The Telegraph si è dichiarato d’accordo sulle sue virtù artistiche ma è arrivato a classificare come “senza rimedio” il suo fisico.

Che poi, Tara è curvy. E fra essere curvy ed essere “tropo grassa” ce ne passa, eh. Eppure i signori in questione hanno fieramente (?) firmato articoli mettendo nero su bianco il concetto – assurdo – in questione. Per fortuna le cose sono andate in modo esattamente opposto rispetto a quanto essi stessi s’aspettavano. Sì, perché anziché associarsi a quegli sguardi di condanna, l’opinione pubblica e una abbondante fetta della critica internazionale si è schierata dalla parte della cantante irlandese e gli attacchi nei suoi confronti sono stati definiti “disgustosi”.

Chi di spada ferisce, di spada perisce: così recita un vecchio adagio che in questa situazione calza a pennello. Tara ha ottenuto e sta ottenendo il suo riscatto. Senza nemmeno chiederlo, perché ha preferito rispondere col silenzio. Ma gli altri hanno parlato per lei. E allora cambiamo l’incipit: all’inizio, questa sembra un’altra di quelle storie amare che non vorremmo raccontare più; ma, strada facendo, raccontarla diventa una vera soddisfazione!

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