Basta: non vogliamo più essere giudicate per il nostro peso!

by Susanna Reschiggian

 

 

Dimmi quanto pesi e ti dirò chi sei. Sembra il titolo di uno dei tanti test che compaiono nelle riviste femminili che ogni tanto ci divertiamo a completare, e invece no: è quanto la società pensa di noi.

Viviamo in un mondo che ci giudica in base al nostro aspetto fisico: il nostro peso definisce come siamo visti dagli altri, da quelli che ci stanno intorno: amici, colleghi, conoscenti, familiari, perfetti sconosciuti.  Sei una donna formosa? Allora sarai sicuramente pigra, insicura e poco determinata. Se invece sei magra i tratti peculiari del tuo carattere saranno l’ambizione, la vanità, l’autostima e un po’ di sano egoismo.

Purtroppo è diffusa, in moltissime persone, una visione completamente stereotipata della bellezza – media e fashion system in questo hanno molte responsabilità – ma soprattutto è presente una distorta correlazione tra aspetto fisico e personalità: più è alto il numero di chili e più si avranno difetti, mentre chi pesa poco si vedrà attribuire un gran numero di  pregi. E ancora:  se  una donna è magra, secondo la mentalità corrente, raggiungerà facilmente il successo, se è in sovrappeso avrà meno gratificazioni economiche e meno opportunità di realizzare i propri obiettivi. Pregiudizi  dannosi quanto umilianti per tutte le donne che vivono in un corpo non omologato alle richieste della società.

E’ vero, la curvy revolution è cominciata, lo vediamo dalle  piccole e grandi cose  successe in questi ultimi due anni, ma tanto ancora c’è da fare. Essere considerati esclusivamente per il proprio peso no, non è accettabile, né tanto meno giustificabile. Ci sono donne in carne che sono veri vulcani di idee, parole, emozioni, creatività, così come ci sono donne magre che non si stimano abbastanza e soffrono nel non sentirsi realizzate. Il problema è che ci sono persone, e basta. Ognuna con il proprio mondo, il proprio cammino, la propria storia.

E’ tempo che la nostra società modifichi la percezione del sé, conducendo le persone – tutte – al pensiero che il peso non rappresenta un problema, perché il valore di un individuo non è misurabile in chili. Per fortuna.

 

 

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