Donne normali o modelle, in passerella?

by redazione

 

 

È di grandissima attualità far sfilare ragazze giovani e donne meno giovani. Donne alte o medie, ma sicuramente non alte come le modelle, a parte rari casi. Donne magre o anche un po’ più robuste.

Presentò la sua nuova collezione donna, a New York, Tom Ford, nello scorso settembre, mischiando modelle e attrici senza badare troppo alla taglia. Magre ovviamente le modelle, e tutte top, con proporzioni più normali le attrici.

Doppia soddisfazione per chi assisteva. Vedere delle donne vere portare gli abiti con la stessa disinvoltura delle modelle, ma poter anche trovare piccoli veri difetti comuni a tutte le donne. Difetti minuscoli, ma rincuoranti.

La moda può avere altezze e larghezze diverse. Nella sfilata a Firenze, per l’autunno inverno 2011, Alberta Ferretti ha fatto uscire in passerella donne di ogni età, misura e soprattutto donne che svolgono tante professioni e non solo socialite, attrici, modelle ed ex modelle, ma anche avvocati o scienziate.

Poter vedere in diretta come sta un abito su donne dalle taglie normali e non esclusivamente su meravigliosi manichini ambulanti di un metro e ottantacinque (a cui vanno aggiunti almeno dodici centimetri di tacco) e su cui tutto cade a perfezione, ti dà un senso della realtà e di come gli abiti possano stare bene a persone diverse e anche non perfette.

Le passerelle con queste modelle – al di là del fatto che come ho già detto si assomigliano tutte – fanno spesso pensare ad una moda immettibile per le persone dalle misure, sia in larghezza che in altezza, assolutamente comuni.

Quando Prada fece sfilare per la collezione autunno-inverno 2010/11 una ragazza con qualche mezzo chilo in più rispetto alle modelle, la notizia fu ripresa da tutti i media. Era una proposta per rilanciare la donna curvy?

Non si tratta di lanciare un tipo di donna o un altro, così come si lancia un cappotto o una nuova forma di giacca, si tratta di dar spazio, e forse fiducia, a tanti tipi di donne dalle caratteristiche fisiche diverse da quelle delle modelle. Non so cosa sia meglio.

Per gli stilisti è sicuramente più facile prendere modelle con misure tutte uguali e quindi con pochi problemi al fitting finale, ossia alle prove per la sfilata. È una scelta professionalmente più sicura. Preferendo donne diverse è una grande complicazione per via delle taglie degli abiti, ma anche delle scarpe, e adattare all’ultimo momento abiti su corpi con forme “normali” è forse ancora possibile, ma cambiare la misura delle scarpe, impossibile.

E forse anche i giornalisti, sfilando una serie di replicanti, non sono certo distratti dalle modelle, ma concentrati sugli abiti. Certo tutto meno personale e meno vario. Ma se penso alla quantità di sfilate che ci aspettano nel prossimo mese e mezzo, non penso sia possibile, neanche immaginabile, fare casting di donne vere per ogni sfilata.

Già così, nonostante un meccanismo perfetto di agenzie, booker e personal driver per le modelle, non è facile organizzare e rispettare gli orari. Diversamente sarebbe un caos annunciato.

Ma ogni tanto confrontarsi con donne dalle proporzioni più “umane” in passerella fa bene ed è anche molto divertente. Per chi sfila e per chi guarda.

Franca Sozzani

13/01/2011

www.vogue.it

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3 comments

ulisse 16 Febbraio 2011 - 16:19

La condizione della donna è la diaspora che nell’attualità appare enunciata dal confronto con le culture migranti, sebbene da almeno due millenni le nuove religioni vi apposero dei marchi etici che al confronto con la moderna percezione del diritto e del giusto mostrano notevole obsolescenza. Dal Gennaio 2011 un nuovo testo disquisisce la tematica esponendo le basali induzioni che producono un approccio etico sminuente o subordinante nei confronti della femmina e adeguato anche alla stregua di manuale per prevenire i pericoli nascosti nei moti interpersonali, qualora le religioni vi aggreghino un influsso di rilievo. L’argomento primario è implementato con una scansione della vita di Gesù nella Galilea, osservata con uno scrupolo investigativo moderno e adeguato nell’evidenziare degli aspetti denotanti gli errori interpretativi, che i padri fondatori della Chiesa Cattolica potrebbero aver commesso, e gravato sulla figura femminile. L’occidente è sede della cultura emersa dominante nella storia e la questione “condizione della donna” come la conosciamo è anzitutto la deriva più eclatante delle impostazioni della Chiesa Cattolica ai suoi primordi. Aiuta inoltre a comprendere gli eventi del nostro tempo, quando le religioni appongono dominanti ruoli identificanti.
http://static.lulu.com/product/copertina-rigida/la-femmina-in-trappola/14852388/thumbnail/320

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Rosa 15 Ottobre 2011 - 11:14

Insomma, quante menate! Tanto i primi vestiti che vediamo (e ammiriamo) il più delle volte sono nella passerella della vita quotidiana, indossati dalle donne normali. Magari in forma e ben tenute, ma che incontriamo tutti i giorni e per lo più escono dai cliché della modella. Prendiamo spunto da questa realtà, tanto è così che funziona. A cosa mi serve comprare il giornale se non per confermare tendenze che già sono davanti ai nostri occhi tutti i giorni (la ragazza Urban chic si può tranquillamente incontrare in metropolitana)? Di solito viene acquistato in modo mirato, per qualche informazione in più o per lo stile particolare del giornale, per cui i vari stilisti dovrebbero solo prenderne atto e adeguarsi.

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